mercoledì 11 marzo 2020

Francesca Spada - La Strega si vendica e firma il poker con il Pescara



BENEVENTO: Montipò, Maggio, Tuia, Volta, Barba, Insigne (73’ Kragl), Schiattarella, Del Pinto (84’ Basit), Improta, Sau (Hetemaj), Moncini

PESCARA: Fiorillo, Bettella, Scognamiglio, Campagnaro, Masciangelo, Bruno(59’ Melegoni), Memushaj, Crecco, Galano, Borrelli(70’ Maniero), Clemenza

ARBITRO: Rapuano

AMMONIZIONI: 10’ Volta, 90’ Maggio

RETI: 17’ Insigne, 21’ Sau, 33’ Moncini, 71’ Improta

Nella 28esima giornata di Serie B vediamo affrontarsi il Benevento e il Pescara. Il Benevento cercherà di vendicarsi della sua unica sconfitta subita con un poker a Pescara, mentre dall’altra parte abbiamo un Pescara definitosi:”La bestia nera” del Benevento per essere stata l’unica squadra ad aver purgato il Benevento e che cercherà anche questa volta di ripetere l’impresa. La partita verrà disputata con l’assenza dei propri tifosi causa emergenza coronavirus.
La squadra di Inzaghi scende in campo con il solito 4-4-2 rimodellando la tradizionale formazione, inserendo Volta e Tuia al centro con Barba a sinistra e lasciando in panchina Caldirola; a centrocampo senza Viola c’è Del Pinto a ricoprire il suo posto. Legrottaglie scende in campo con il 3-5-2 schierando gli ex Memushaj e Bruno, in avanti ci sono Borelli e Galano.
Gli abruzzesi dal primo minuto tentano di essere pericolosi con ben tre punizioni a loro favore in cui sfiorano il vantaggio, ma la dominanza ospite dura solo fino al 17’ in cui arriva il gol di Insigne sull’assist di Sau e lascia spiazzato Fiorillo. Dopo soli quattro minuti Sau approfitta dei ritmi calati del Pescara e sigla il 2-0 del match sull’assit del compagno Insigne. Galano cerca di attaccare procurando un calcio d’angolo che viene poi respinto da Barba. Al 28’ occasionissima per il Pescara di riaprire la partita con Memushaj , ma il tentativo è del tutto inutile e i delfini ripartono dalla difesa. I giallorossi non si lasciano scappare neanche un minuto e firmano con Moncini ,su un assist perfetto di Improta, il 3-0. I padroni di casa sembrano voler a tutti i costi riscattarsi dell’unica macchia nera del loro percorso fino ad ora. Dopo qualche minuto Improta realizza un bel tiro ma viene bloccato da Fiorillo. Subito dopo Del Pinto commette fallo su Clemenza e Rapuno fischia calcio di punizione che viene battuto da Memushaj con Montipò che blocca senza problemi. Nella ripresa nonostante il Pescara passa al 4-3-3 la squadra di Legrottaglie non sembra reagire vista la cattiveria del Benevento affamato di vittoria per rivalersi del risultato di andata. Sau sfiora la doppietta deviata poi da Crecco. Il Benevento approfitta dell’ennesimo momento buio del Pescara e senza pietà arriva Improta sull’assist dell’uomo che ha sboccato il match, Insigne e sigilla il 4-0. Poker che la capolista desiderava ed ha meritato in questa partita. Dopo una parata di Fiorillo su Moncini, Inzaghi regala l’esordio al giovane Basit.
La gara non ha bisogno di essere commentata, basta il poker inflitto dai padroni di casa per far parlare da sé il match. La data dalla festa dei giallorossi è sempre più prossima ad arrivare.

                                                                             

martedì 10 marzo 2020

Giulio Miele - Distruggere, ricostruire


Di solito i bambini non prediligono la luce al buio per criteri matematici o gusti personali. I bambini sanno che nella luce ogni cosa è chiaramente distinta, reale. Quando si entra in una stanza buia, senza luce, senza comunicazioni, il panico sale inevitabilmente e, quello che in realtà è solo un armadio, diventa un gigante. Quello che sta accadendo in questi giorni, oramai da un mese a questa parte, è esattamente la stessa cosa. Il Corona-virus è qualcosa che suscita paura, non solo per i dati che abbiamo su di esso, ma anche grazie alle continue trasmissioni televisive e agli articoli, che escono ogni mezz’ora. Le giuste misure adottate dal governo non fatto che aumentare questa paura, poiché c’è la consapevolezza di una pandemia mondiale, cosa che non si vedeva da molto tempo. Tranne casi, isolati, che di sicuro non raggiungevano la gravità attuale. Negli ultimi anni, abbiamo raggiunto livelli di chiusura sociale inimmaginabili. Con questo virus la cosa non farà che peggiorare. Se fino ad un mese fa il problema erano gli immigrati che “ci rubavano il lavoro”, molti di noi non si farebbero pregare due volte a barattare qualsiasi immigrazione con questo virus, anche se contrari alla stessa. Tutta la questione è possibile verificarla sotto un punto di vista sociologico. Il governo è forse impaurito dagli scarsi mezzi sanitari che ha per contenere il contagio, ecco forse il perché della chiusura di molti spazi pubblici, come le scuole. Ma il vero impatto è ora sulla gente, sugli italiani. A breve, in pochi mesi o addirittura giorni, come abbiamo già visto, avremo un radicale cambiamento nelle persone, che si rafforzerà sempre di più. La paura del vicino di casa, del barista, della cassiera, del parente, o perché no, se si è nonni anche del nipote. Insomma qualsiasi possibile persona con cui noi potremmo entrare in contatto. In Europa gli italiani hanno avuto lo stesso trattamento dei cinesi o degli africani che prima sbarcavano sulle nostre coste, cosa che presumo non accadrà per ora da quei paesi - ironia della sorte. Certo le nostre idee contro gli altri paesi non sono state tanto buone negli ultimi tempi e, anche se non credo nel karma, o non fino in fondo, probabilmente doveva capitare. La nostra sicurezza non è più in una regione, una città o un quartiere, ma solo nella nostra casa, la nostra camera, il nostro letto, posti in cui sappiamo di essere al sicuro. Con industrie e luoghi pubblici completamente inaccessibili, con il solo contatto social, questo farà di certo bene al pianeta, per il diminuire dello smog, alla consapevolezza di una sanità pubblica migliore e più efficiente. Ma noi che reazioni avremo dopo tutta questa distruzione psicologica? In che modo ricostruiremo il nostro futuro? Capiremo finalmente il valore dei rapporti umani, di una carezza, di uno sguardo, oppure non faremo altro che chiuderci definitivamente, mettendo a nudo la nostra oramai non-umanità?


sabato 7 marzo 2020

Gaya Possumato - 50 anni con "Let it be"


6 marzo, 1970: i Beatles pubblicano Let it be, l’ultimo brano prima dello scioglimento ufficiale della band. 
Il pezzo nasce nel 1968, grazie all’ispirazione della madre di Paul McCartney, Mary, morta di cancro quando lui aveva solo quattordici anni, che, apparsagli in sogno, lo conforta, con “parole di saggezza” e lo invita a non lasciarsi soffocare dalle amarezze, a “lasciar andare”. 
«Una canzone positiva; mia madre era venuta nei miei sogni per rassicurarmi mentre ero ansioso e paranoico, per dirmi che sarebbe andato tutto bene. In quel momento mi sono convinto sarebbe davvero andata così» dice McCartney.
Le tensioni che affliggevano Paul, rinvigoritesi in seguito alla morte di Brian Epstein, riguardavano l’atmosfera venutasi a creare all’interno della band: Harrison soffriva dello strapotere degli altri due autori, Lennon era perso in mille altri progetti paralleli e nel suo amore incondizionato per Yoko, che lo portò ad allontanarsi sempre più dagli altri membri. McCartney costituiva la sola cariatide a sostegno del  maestoso tempio beatlesiano, mettendo in piedi nuovi progetti, come un film fatto con le riprese della band a lavoro sul nuovo disco, o un concerto, per riscaldare le folle, dopo anni, con un’esibizione dal vivo. 
Purtroppo, se le idee innovative di Paul non fallirono immediatamente del tutto, portarono ad un lento naufragio della band, in quanto le riprese del film non fecero che accentuare le tensioni preesistenti, e la lavorazione del disco, provvisoriamente intitolato Get Back, fu sospesa. 
È, dunque, significativo che nei primi di gennaio, quando la band lavora al film negli studi cinematografici di Twickenham,  Let it be è tra le prime canzoni che provano. Oltre al fatto che McCartney fosse il motore, al tempo, all’interno del gruppo, e che dunque spingesse gli altri con i propri brani, c’è la questione della disarmonia tra di loro, di cui il brano è il lucido specchio. 
Inizialmente McCartney si impegna nel seguire il consiglio della madre, combatte le avversità del gruppo e fa di tutto pur di tenerlo ancora insieme, alla fine molla e lascia che le cose facciano il proprio corso, ottenendo così, un ultimo magico incontro, in cui i Beatles incidono il capolavoro assoluto di Abbey Road, solo pochi mesi dopo. Let it be diventerà il titolo del loro ultimo album in ordine di uscita, pubblicato dopo la fine della band. 
Inimmaginabile un mondo, per l’impatto che il brano ha avuto nella storia, come quello che provocatoriamente suggerisce Danny Boyle nella sua ultima commedia Yesterday, in cui Paul McCartney, giunto in studio a Abbey Road, prova a far ascoltare la sua nuova canzone agli altri membri della band e nessuno lo ascolta. Probabilmente i Beatles non l’avrebbero mai incisa, o Paul l’avrebbe realizzata in seguito, con i Wings.
Nonostante il velato senso di angoscia della canzone, essa, preziosa gemma melodica, carica di gospel, trasmette il suo profondo senso di speranza, che conclude la storia dei “favolosi quattro” in maniera religiosamente romantica. 
La musica e - l’arte in genere - sarà sempre capace di fungere da “vaccino” contro la paura (anche in casi di epidemie, come quella che stiamo vivendo) che trova riposo tra le note speranzose dei capolavori di sempre, tra le note, in questo caso, di un sogno che è divenuto musica.








giovedì 5 marzo 2020

Francesca Spada - Un Benevento no limits


Un Benevento senza limiti
PERUGIA (3-5-2): Vicario, Falasco (84' Buonaiuto), Sgarbi, Rajkovic, Di Chiara, Falzerano, Konate (70' Caviglia), Greco, Mazzocchi, Iemmello (65' Melchiorri), Falcinelli
BENEVENTO (4-3-2-1): Montipo', Barba, Volta, Caldirola, Letizia, Hetemaj (75' Tuia), Schiattarella, Viola, Improta, Coda (72' Moncini), Kragl (61' Insigne)
RETI: 44' Caldirola, 78' Insigne, 91' Melchiorri
AMMONITI: 34' Greco
ARBITRO: Ghersini

Nella 27esima giornata di Serie B allo stadio Renato Curi di Perugia scendono in campo il Perugia e il Benevento. Il Perugia, dal centro classifica, cerca di riconquistare il posto nella zona play off, i ragazzi di Inzaghi, invece, non hanno più niente da perdere poiché ormai il posto in Serie A è già garantito. Il Benevento rivedrà i suoi quattro ex: Di Chiara, Mazzocchi, Iemmello e Buonaiuto.
La squadra di casa scende in campo con uno schieramento sbilanciato in attacco senza mai far a meno del capocannoniere Iemmello in cerca della vittoria con qualche modifica alla solita formazione titolare. Gli ospiti arrivano senza apportare modifiche al loro solito modulo ma cambiando l'undici titolare della partita contro lo Spezia, inserendo l'uomo del match precedente: Improta.
La partita comincia con un calcio di punizione di Falzerano ai danni di Viola e c'è subito la prima occasione del Benevento sfiorata con Kragl. Il Perugia non si fa attendere e risponde con un cross di Di Chiara respinto da Montipò. Il Perugia sembra non voler giocare in zona d'attacco e resta in difesa. La strega cerca il vantaggio con il numero 10 che è tra i più attivi di questa partita. Al 20' si fa vedere il Perugia con un tiro da fuori area del suo bomber Iemmello ma la palla non arriva alla porta. L'attacco del Benevento inizia ad accelerare i ritmi con Coda  che ci prova al limite dell'area, Vicario respinge e il Benevento guadagna un corner. Al 25' Falcinelli tenta la via del gol ma il tiro è troppo corto e gli ospiti ripartono con Hetemaj che trova la rimessa laterale. L'attacco di casa lotta contro la difesa degli ospiti per regalare un gol ai propri tifosi. Arriva il primo giallo del match ai danni di Greco per fallo su Hetemaj e un calcio di punizione battuto da Schiattarella. Improta cerca più volte la porta ma Vicario si fa trovare pronto ad allontanare. Nel 43' arriva un calcio di punizione battuto da Kragl sul quale va Caldirola che devia la palla insaccandola alle spalle di Vicario. A pochi minuti dalla fine del primo tempo arriva il vantaggio per la capolista. Il signor Ghersini concede un minuto di recupero.
La ripresa inizia con nessun cambio per le due squadre. Il Perugia cerca di attaccare mentre arriva il primo cambio per il Benevento in cui entra Insigne al posto di Kragl. Il 19 del Benevento tenta immediatamente il tiro che viene bloccato da Vicario. Al 65' Di Chiara prova un tiro pericoloso da ottima posizione. Ecco anche il primo cambio per i padroni di casa al 65'; entra Melchiorri al posto dell'ex Iemmello che esce tra i fischi del Curi. La strega vuole il raddoppio con Coda che va di testa sugli sviluppi di un calcio d'angolo che sfiora la porta. 70', un altro cambio del Perugia; dentro Nicolussi Caviglia al posto di Konate. Dopo cinque minuti il Benevento fa entrare Tuia al posto di Hetemaj: gli ospiti passano alla difesa a tre. Al 78' c'è il raddoppio tanto voluto dagli ospiti: assist di Letizia per Insigne che gonfia la rete. All' 84' entra un altro ex del Benevento: Buonaiuto al posto di Falasco. Successivamente abbiamo un' occasionissima per Moncini che spedisce fuori con un pallonetto. Vengono concessi sei minuti di recupero ed il Perugia accorcia le distanze con un gol di Melchiorri.
96' termina la partita con un ennesima vittoria della squadra capolista. Non è bastata la marcatura di Melchiorri per far risalire i padroni di casa in classifica. La Strega festeggia un altro grande passo verso la Serie A.                                                                

lunedì 2 marzo 2020

Giulio Miele - Cosa il poeta, cosa la poesia.



Cosa il poeta, cosa la poesia.
Un ingorgo di violenti suoni,
ma dolci all’antico ascolto
degli eroi.
Ma quale l’ascolto?
Quali gli eroi?
Poesie geometriche,
degne solo dei migliori
euclidei.
Parole infuocate,
per accendere solo il vociare
delle masse.
E criteri già spinti,
per invocare - almeno una volta
la musa della ribellione.
Ma pronti tutti a sostenere
Figure innocue  –  credendole vicine;
solo per placare e dare adito
al nostro senso di inferiorità.
Ciò che di spento già c’era
continuerà a rimanere tale.
Sotto l’incoerenza di chi
insegna poemi
e pretende porcate.

sabato 29 febbraio 2020

Giulio Miele - Il desiderio non mi ispirò più



Il desiderio non mi ispirò più.
Non mi rese meno avido
di carezze o di sguardi illibati,
dove poter ricongiungere
le mie sensazioni.
Avevo la pretesa - una sola,
di non voler svanire.
A lungo tra te e me,
tra noi e forse anche loro.
L’immagine perviene
dalla realtà ­- la realtà.
Furono molti i vagiti
di normalità, sibilati.
E dalla folta platea,
colma. La gente.

Ma se sapete solo mugugnare,
allettando le bocche di parole.
Il vuoto presente al mio udito,
percepibile da ogni senso
mi tormenta, mi insulta.
Ai pochi non darete mai
lo spazio, quel vostro caro
spazio. Perché troppi posti
avete occupato in vita:
senza remore né dubbi,
senza gli occhi,
con i vostri culi
privi di vergogna.
Proprio quella,
la vergogna,
che amate spalmare
alla vita.

mercoledì 26 febbraio 2020

Giulio Miele - Coronavirus: psicosi o realtà



Il virus cinese “Coronavirus” è approdato in Italia da un mese e i contagi aumentano esponenzialmente. Coronavirus è il nome non scientifico del virus SARS-CoV-2, arrivato in Italia e confermato già dal 31 Gennaio. Tra i primi casi confermati vi erano in maggioranza turisti di originalità cinese, subito trasferiti allo Spallanzani di Roma. Ma il vero allarme nazionale è iniziato da pochi giorni. L’epidemia è cominciata, con contagi di cittadini italiani confermati, solo nei giorni scorsi. Ad aumentare l’allarme non è mancato certo il contributo dei social-media, con cui i cittadini sono in continuo contatto. Questo virus, nello specifico, non rappresenta solo un pericolo per l’Asia, l’Europa, la Cina o l’Italia. Ma lo rappresenta in ambito sociale, nella nostra organizzazione giornaliera, nella nostra visione delle cose, delle persone. Il meccanismo di chiusura, che già si è andato affermandosi da qualche anno a questa parte, ed in particolare negli ultimi due, con la questione “Coronavirus”, non farà che peggiorare sempre di più. Le reazioni degli stati e dei singoli sembrano quasi concatenate, con una serie bizzarra di eventi. “Si è sempre il contagiato di qualcun altro”. Tenendo presente gli episodi, a partire dall’inizio del contagio, nella città di Wuhan, nella regione di Hubei, Cina, si avvia la “saga apocalittica”. All’inizio del contagio abbiamo assistito ad un vero e proprio sbarramento dei confini, sia di terra, d’aria, che di mare con la Cina. Le ingenti spese che la Cina ha dovuto sostenere per la ricerca contro il virus, la perdita di preziosi accordi commerciali e la sospensione di svariate attività, come quelle industriali, ha fatto precipitare drasticamente l’economia della nazione stessa e di quelle che ne avevano accordi. Fino a qui sembrerebbe tutto normale, se non fosse per fattori che hanno accomunato molti stati, anche europei, come l’Italia. I ristoranti cinesi hanno iniziato ad avere cali drastici di clientela, con continui controlli sanitari. C’è da considerare che i cinesi, lavorando in altri paesi, non avrebbero potuto avere il tempo di avere contatti con il loro paese d’origine. Le discriminazioni sono continuate anche contro singoli individui, in particolare all’interno di luoghi e mezzi pubblici.
Molti politici in Italia hanno colto l’occasione per ribadire l’errore del governo nel voler, comunque, far sbarcare alcuni immigrati in Italia. Il virus, non è però stato portato dagli immigrati su barconi, dove le condizioni igieniche sono molto scarse, ma da passeggeri italiani, sulle cabine degli aerei, a volte anche di prima classe, che intraprendevano rapporti con l’estero, in particolare la Cina. Ma sono state trovate svariate falle anche nel governo attuale, che probabilmente avrebbe dovuto muovere prima una chiusura dei confini e maggiori controlli, per evitarne la diffusione.
Il paziente zero dei primi focolai settentrionali, tra cui del Veneto e della Lombardia, non è ancora stato trovato. Ciò sarebbe stato utile per capirne le cause, dato che la maggior parte dei voli diretti erano già stati bloccati dal governo. Nelle regioni colpite si sono verificati veri e propri eventi “apocalittici”, causati dal terrore per la diffusione del contagio, come la corsa ai supermercati, nei quali sono terminati quasi tutti i prodotti, nel giro di sole dodici ore. Ogni famiglia ha iniziato a fare scorte di acqua e cibo, quasi come ci fosse una possibile futura “lotta per la sopravvivenza”. Fautrici della preoccupazione sono sicuramente state le fake-news, che da qualche giorno stanno circolando in internet. Comunque sia, il Corona-virus non è ad alto tasso di mortalità, soprattutto per le fasce di popolazione dagli 1 ai 65 anni, con valori tra lo 0,2% e il 2% e, nelle fasce più elevate, come gli over 80, con valori non superiori al 14.8%. Privilegiando soggetti già affetti da malattie respiratorie. Molti scienziati affermano, oltretutto, che il virus, probabilmente, fosse già presente in alcuni stati e che si fosse già diffuso, precedentemente. C’è da valutare, quindi, il giusto modo di prendere questo contagio, rispettando le dovute precauzioni, come quella più semplice di lavarsi le mani. Ma non scordandosi mai che il panico serve solo ad essere poco lucidi, soprattutto in situazioni con un impatto sociale così elevato.

martedì 25 febbraio 2020

Giorgia Calabrese - Armonie di saperi per capire l’evoluzione umana



“E’ proprio dalle cose discorde che viene fuori una perfetta armonia.”
Eraclito

Il 21 febbraio 2020 si è svolto presso il teatro cinema San Marco di Benevento il quarto incontro del  Festival Filosofico del Sannio, organizzato dall’Associazione culturale filosofica “Stregati da Sophia”. Ad intervenire erano il Rettore dell’Università degli Studi del Sannio, Gerardo Canfora, e il professore filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani, esperto di Darwin non ortodosso e dogmatico, come detto da Canfora.
Il professore Pievani  ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle scienze biologiche presso il Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Padova. Dopo la laurea in filosofia della Scienza conseguita presso l'Università degli Studi di Milano si è specializzato negli Stati Uniti d’America con un Dottorato e post-dottorato in Biologia evolutiva e Filosofia della Biologia.
Pievani ci dice che l’evoluzione di Darwin può aiutare a spiegare qualcosa, però non può spiegare tutto.
Se vogliamo capire la natura umana un solo sapere è insufficiente, bisogna interconnettere le varie discipline per comprendere tanto. Il filosofo serve per fare modelli, analizzare termini nel campo delle discipline scientifiche. Per questo Pievani ha scelto  di studiare ed approfondire la Filosofia della Biologia.
Chi si occupa di evoluzione umana deve rivedere negli ultimi anni la propria idea poiché esistono tantissime modifiche e poiché quando viene “smontato” un concetto si innescano molte  altre domande e quindi sono necessarie  risposte soddisfacenti.
L’evoluzione non è una catena lineare, icona ottocentesca, vittoriana del processo (una specie per volta sostituisce la precedente). C’è un albero filogenetico, genealogico, da leggere dal basso verso l’alto.
Le scimmie sono nostri cugini con cui abbiamo avuto un antenato in comune. Da quando ci siamo separati da questo antenato comune sono esistite 26 diverse specie umane.
La scienza è un impresa conoscitiva,  si  accumulano conoscenze;  ognuno più  si  accorge che manca qualcosa, più sa di non sapere. 
Quando è nato il genere homo? Siamo nati in Africa perché si sono ramificate le specie ominidi, noi siamo homo sapiens, recentissimo ramoscello laterale della storia evolutiva complessa di 6 milioni di anni.
La specie umana è giovane, è nata  duecento, trecentomila anni fa, 8000 generazioni in tutta la storia umana. I genetisti  sono riusciti a calcolare quanti esseri umani sono vissuti sulla terra: 108 miliardi di esseri umani dall’inizio della  nostra storia.
Quando l’homo sapiens è nato in Africa il mondo era abitato da altri umani, 5 specie umane diverse.
Perché siamo rimasti da soli come esseri umani? Il professore ci ha detto che tutto ciò è senza risposta!
Il primo che utilizza strumenti non è l’homo abilis. Quindi abbiamo un ulteriore sviluppo del cervello, non con quest’ultimo ma prima.
Si pensa che con un grande cervello si possano ottenere tecnologie complesse, ma questo è sbagliato invece.
Ha scritto Rita Levi Montalcini: «Se cercate un cervello perfetto lo troverete nelle formiche, ma tra le formiche non c’è nessun Shakespeare o  Leonardo  Da Vinci».
Poiché ciò di cui il cervello è capace non dipende da quanto è grande ma da quanto fittamente è connesso.
Perché c’erano altri umani? Non basta la dimensione del tempo, ma anche quella dello spazio. Popolazioni nascevano in Africa e poi migravano (instabilità climatica), non sapendo di espandersi essendo piccole popolazioni esse si frammentano e non si incontreranno mai più, si formano specie distinte (in moltissimo tempo).
Il bipedismo è il primo grande adattamento umano di 4 milioni di anni fa, viene però considerato una pessima idea dal punto di vista evolutivo, infatti siamo diventati bipedi per un vantaggio immediato, non futuro.
L’Homo erectus è ramificazione asiatica della prima espansione. Gli uomini della seconda ondata trovano i discendenti nella prima.
In seguito il professore Pievani ci pone una domanda: «Che fine hanno fatto gli altri esseri umani?»
Non sappiamo dare una spiegazione poiché abbiamo un gap della nostra evoluzione. Ma sappiamo che la terza uscita siamo noi, discendenti di due migrazioni precedenti. Pensare che ogni specie corrisponde ad un isolamento riproduttivo (Homo sapiens e Neanderthal non potevano generare bambini sani accoppiandosi tra di loro)  è sbagliato, possibili  invece sono le ibridazioni.
Il ritrovamento di un Capo villaggio sapiens morto 3.800 anni fa, che aveva dentro materiale genetico neandertaliano, è molto importante ed utile, poiché solo così è stato possibile ricostruire l’intero DNA anche di fossili risalenti a più di 100.000 anni fa.


Importanti anche le connessioni tra i rami degli alberi genealogici dopo le ibridazioni.
Nell’ondata finale, tutti gli umani scompaiono, rimaniamo solo noi. Siamo geneticamente identici per il 99% a qualsiasi essere umano nel mondo, perché siamo nati tutti da un piccolo gruppo. Le razze umane non esistono, poiché non c’è stato tempo per sviluppare differenze genetiche tali da parlare di razze.
Il Professore Pievani termina il Convegno dicendo: «Il successo demografico è avvenuto grazie al linguaggio; la purezza, invece, corrisponde alla debolezza genetica».

Francesca Spada - Benevento‌ ‌inArestabile…‌


VIRTUS‌ ‌ENTELLA‌ ‌(4-3-1-2):‌ ‌Contini,‌ ‌Coppolaro,‌ ‌Pellizzer,‌ ‌Mazzitelli,‌ ‌Sala,‌ ‌De‌ ‌Col,‌ ‌Paolucci‌ ‌(57’Chajia),‌ ‌Settembrini‌ ‌(42’‌ ‌De‌ ‌Luca‌ ‌M.),‌ ‌Schenetti,‌ ‌De‌ ‌Luca,‌ ‌Dezi‌ ‌(74’‌ ‌Toscano)
‌BENEVENTO‌ ‌(4-3-2-1):‌ ‌Montipò,‌ ‌Maggio,‌ ‌Barba,‌ ‌Caldirola,‌ ‌Letizia,‌ ‌Schiattarella,‌ ‌Hetemaj‌ ‌(82’‌ ‌Del‌ ‌Pinto),‌ ‌Moncini‌ ‌(74’‌ ‌Coda),‌ ‌Viola,‌ ‌Sau‌ ‌(70’‌ ‌Improta),‌ ‌Insigne
Reti:‌ ‌9’‌ ‌Sau,‌ ‌14’‌ ‌Insigne,‌ ‌25’‌ ‌Viola‌ ‌(R),‌ ‌85’‌ ‌Coda.‌
Ammoniti:‌ ‌24’‌ ‌Pellizzer.‌
Arbitro:‌ ‌Marini‌

Siamo‌ ‌alla‌ ‌25esima‌ ‌giornata‌ ‌del‌ ‌campionato‌ ‌della‌ ‌serie‌ ‌B,‌ ‌allo‌ ‌stadio‌ ‌comunale‌ ‌di‌ ‌‌C‌hiavari‌ ‌si‌ ‌affrontano‌ ‌la‌ ‌Virtus‌ ‌Entella‌ ‌e‌ ‌il‌ ‌Benevento;‌ ‌due‌ ‌squadre‌ ‌favorite‌ ‌per‌ ‌la‌ ‌serie‌ ‌A.‌ ‌I‌ ‌padroni‌ ‌di‌ ‌casa‌ ‌lottano‌ ‌per‌ ‌il‌ ‌posto‌ ‌nella‌ ‌zona‌ ‌play‌ ‌off,‌ ‌mentre‌ ‌la‌ ‌squadra‌ ‌ospite‌ ‌sembra‌ ‌già‌ ‌aver‌ ‌prenotato‌ ‌il‌ ‌suo‌ ‌posto‌ ‌nella‌ ‌massima‌ ‌serie.‌
Inzaghi‌ ‌torna‌ ‌con‌ ‌il‌ ‌modulo‌ ‌4-3-2-1‌ ‌confermando‌ ‌l’undici‌ ‌titolare‌ ‌della‌ ‌vittoria‌ ‌contro‌ ‌il‌ ‌Pordenone‌ ‌con‌ ‌il‌ ‌rientro‌ ‌di‌ ‌Schiattarella,‌ ‌l’Entella‌ ‌invece‌ ‌punta‌ ‌tutto‌ ‌sulla‌ ‌“zanzara”,‌ ‌Giuseppe‌ ‌De‌ ‌Luca,‌ ‌per‌ ‌cercare‌ ‌di‌ ‌qualificarsi‌ ‌ai‌ ‌play-off.‌
La‌ ‌‌partita‌‌ ‌inizia‌ ‌subito‌ ‌con‌ ‌un‌ ‌goal‌ ‌di‌ ‌Sau‌ ‌al‌ ‌9’‌ ‌sugli‌ ‌sviluppi‌ ‌di‌ ‌una‌ ‌rimessa‌ ‌laterale.‌ ‌Successivamente‌ ‌Insigne‌ ‌tenta‌ ‌il‌ ‌raddoppio‌ ‌ma‌ ‌non‌ ‌trova‌ ‌il‌ ‌tap‌ ‌in‌ ‌vincente‌ ‌di‌ ‌testa.‌ ‌Dopo‌ ‌soli‌ ‌5‌ ‌minuti‌ ‌del‌ ‌goal‌ ‌della‌ ‌Strega‌ ‌arriva‌ ‌il‌ ‌bis‌ ‌giallorosso‌ ‌con‌ ‌Insigne‌ ‌servito‌ ‌da‌ ‌un‌ ‌cross‌ ‌preciso‌ ‌di‌ ‌Viola.‌ ‌Al‌ ‌18’‌ ‌calcio‌ ‌di‌ ‌punizione‌ ‌per‌ ‌l’Entella,‌ ‌batte‌ ‌Paolucci‌ ‌che‌ ‌cerca‌ ‌la‌ ‌porta‌ ‌ma‌ ‌la‌ ‌palla‌ ‌si‌ ‌spegne‌ ‌sul‌ ‌fondo.‌ ‌Dati‌ ‌i‌ ‌due‌ ‌goal‌ ‌subiti‌ ‌dai‌ ‌padroni‌ ‌di‌ ‌casa,‌ ‌Mister‌ ‌Boscaglia‌ ‌chiede‌ ‌ai‌ ‌suoi‌ ‌di‌ ‌attaccare‌ ‌soprattutto‌ ‌a‌ ‌Schenetti.‌ ‌Sul‌ ‌calcio‌ ‌d’angolo‌ ‌battuto‌ ‌dal‌ ‌numero‌ ‌10‌ ‌del‌ ‌Benevento,‌ ‌Pellizzer‌ ‌commette‌ ‌fallo‌ ‌di‌ ‌trattenuta‌ ‌a‌ ‌Caldirola,‌ ‌il‌ ‌Benevento‌ ‌guadagna‌ ‌un‌ ‌calcio‌ ‌di‌ ‌rigore;‌ ‌con‌ ‌un‌ ‌tiro‌ ‌preciso‌ ‌di‌ ‌Viola‌ ‌la‌ ‌Strega‌ ‌regala‌ ‌ai‌ ‌suoi‌ ‌tifosi‌ ‌il‌ ‌tris.‌ ‌Nell’ultimo‌ ‌quarto‌ ‌d’ora‌ ‌la‌ ‌Virtus‌ ‌Entella‌ ‌inizia‌ ‌ad‌ ‌attaccare‌ ‌cercando‌ ‌la‌ ‌via‌ ‌del‌ ‌goal‌ ‌e‌ ‌facendo‌ ‌girare‌ ‌la‌ ‌testa‌ ‌alla‌ ‌difesa‌ ‌degli‌ ‌ospiti.‌ ‌L’Entella‌ ‌scende‌ ‌in‌ ‌zona‌ ‌d’attacco‌ ‌per‌ ‌sorprendere‌ ‌il‌ ‌Benevento‌ ‌ma‌ ‌la‌ ‌dominanza‌ ‌dei‌ ‌padroni‌ ‌di‌ ‌casa‌ ‌dura‌ ‌fino‌ ‌alla‌ ‌fine‌ ‌dei‌ ‌primi‌ ‌45‌ ‌minuti.‌ ‌Il‌ ‌signor‌ ‌Marini‌ ‌concede‌ ‌un‌ ‌minuto‌ ‌di‌ ‌recupero.‌‌ ‌Come‌ ‌ha‌ ‌dichiarato‌ ‌Sau:”‌‌ ‌Il‌ ‌campo‌ ‌di‌ ‌Chiavari‌ ‌è‌ ‌un‌ ‌campo‌ ‌difficile‌ ‌da‌ ‌giocare‌ ‌in‌ ‌cui‌ ‌basta‌ ‌un‌ ‌episodio‌ ‌per‌ ‌far‌ ‌riaprire‌ ‌la‌ ‌partita‌ ‌da‌ ‌parte‌ ‌dell’Entella.‌”‌ ‌
Inizia‌ ‌il‌ ‌secondo‌ ‌tempo‌ ‌con‌ ‌l’Entella‌ ‌che‌ ‌sta‌ ‌sotto‌ ‌di‌ ‌tre‌ ‌goal‌ ‌e‌ ‌all’ingresso‌ ‌in‌ ‌campo‌ ‌dagli‌ ‌spogliatoi‌ ‌cambia‌ ‌modulo‌ ‌con‌ ‌De‌ ‌Luca‌ ‌e‌ ‌Dezi‌ ‌davanti.‌ ‌Anche‌ ‌in‌ ‌questa‌ ‌partita‌ ‌per‌ ‌Mister‌ ‌Inzaghi‌ ‌saranno‌ ‌i‌ ‌cambi‌ ‌più‌ ‌difficili‌ ‌da‌ ‌scegliere‌ ‌dati‌ ‌i‌ ‌vari‌ ‌infortuni‌ ‌ancora‌ ‌non‌ ‌risolti.‌ ‌L’attacco‌ ‌del‌ ‌Benevento‌ ‌continua‌ ‌a‌ ‌correre‌ ‌verso‌ ‌la‌ ‌porta,‌ ‌la‌ ‌squadra‌ ‌capolista‌ ‌non‌ ‌si‌ ‌accontenta‌ ‌del‌ ‌tris;‌ ‌va ‌alla‌ ‌ricerca‌ ‌del‌ ‌poker.‌ ‌Al‌ ‌58’‌ ‌l’Entella‌ ‌guadagna‌ ‌un‌ ‌calcio‌ ‌di‌ ‌punizione,‌ ‌Schenetti‌ ‌tira‌ ‌e‌ ‌prende‌ ‌il‌ ‌secondo‌ ‌palo‌ ‌perdendo‌ ‌l’occasione‌ ‌di‌ ‌riaprire‌ ‌la‌ ‌partita.‌ ‌Inzaghi‌ ‌chiede‌ ‌ai‌ ‌suoi‌ ‌concentrazione‌ ‌poiché‌ ‌il‌ ‌Benevento‌ ‌sta‌ ‌offrendo‌ ‌varie‌ ‌occasioni‌ ‌‌importanti‌‌ ‌ai‌ ‌padroni‌ ‌di‌ ‌casa.‌ ‌Al‌ ‌59’‌ ‌Viola‌ ‌sfiora‌ ‌il‌ ‌4-0‌ ‌perso‌ ‌per‌ ‌qualche‌ ‌centimetro‌ ‌su‌ ‌un‌ ‌calcio‌ ‌di‌ ‌punizione.‌ ‌La‌ ‌strega‌ ‌continua‌ ‌a‌ ‌cercare‌ ‌il‌ ‌goal‌ ‌con‌ ‌Moncini‌ ‌che‌ ‌al‌ ‌66’‌ ‌salta‌ ‌la‌ ‌difesa‌ ‌dell’Entella‌ ‌e‌ ‌ci‌ ‌prova‌ ‌senza‌ ‌concretizzare‌ ‌l’azione.‌ ‌Al‌ ‌75’‌ ‌la‌ ‌squadra‌ ‌di‌ ‌Boscaglia‌ ‌inizia‌ ‌a‌ ‌calare‌ ‌i‌ ‌ritmi‌ ‌e‌ ‌al‌ ‌85’‌ ‌arriva‌ ‌il‌ ‌poker‌ ‌con‌ ‌il‌ ‌numero‌ ‌nove‌ ‌del‌ ‌Benevento.‌ ‌La‌ ‌partita‌ ‌termina‌ ‌senza‌ ‌alcun‌ ‌recupero‌ ‌con‌ ‌i‌ ‌biancocelesti‌ ‌che‌ ‌ce‌ ‌l’hanno‌ ‌messa‌ ‌tutta‌ ‌per‌ ‌stare‌ ‌al‌ ‌passo‌ ‌con‌ ‌i‌ ‌ritmi‌ ‌della‌ ‌capolista‌ ‌che‌ ‌ha‌ ‌dominato‌ ‌dal‌ ‌primo‌ ‌minuto‌ ‌questa‌ ‌partita.‌ ‌I‌ ‌giallorossi‌ ‌tornano‌ ‌a‌ ‌casa‌ ‌festeggiando‌ ‌altri‌ ‌tre‌ ‌punti‌ ‌per‌ ‌la‌ ‌scalata‌ ‌in‌ ‌serie‌ ‌A‌ ‌con‌ ‌il‌ ‌poker‌ ‌rifilato‌ ‌ai‌ ‌padroni‌ ‌di‌ ‌casa.


venerdì 21 febbraio 2020

Alberta Truppi - Le Olimpiadi di Filosofia


Al liceo classico Pietro Giannone, nel giorno sabato 15 Febbraio 2020, si è tenuta la fase iniziale, quella d'Istituto, della XXVIII edizione delle olimpiadi di filosofia. I partecipanti, due per classe, sono stati selezionati dal proprio docente della materia e, supervisionati dalla professoressa De Tomo e dal professore Ianaro, hanno dovuto confrontarsi con l'elaborazione di un saggio filosofico, in lingua Italiana o inglese, scegliendo tra le quattro tracce proposte.
 La prima, di ambito etico, citava una frase estrapolata dalla platonica Apologia di Socrate, all'interno della quale quest'ultimo afferma che un uomo non debba temere la morte, ma tener conto solo della malvagità o onestà delle proprie azioni, stimolando, così, una riflessione sulla giustizia. La seconda, di ambito gneosologico-teoretico, citazione della Metafisica di Aristotele, metteva in luce il desiderio naturale di conoscenza che l'uomo possiede. La terza, di ambito politico, si interrogava, attraverso L'uomo in rivolta di Albert Camus, sul significato della parola "no" per chi si oppone al sopruso. La quarta ed ultima, di ambito estetico, utilizzava le parole di Umberto Galimberti ne Il mistero della bellezza, per invitare alla riflessione sulla definizione di quest'ultima.
Un'esperienza estremamente formativa per i ragazzi delle prime, seconde e terze liceali, che, armati di dizionario, hanno dovuto, nelle due ore a disposizione, render conto delle proprie conoscenze filosofiche e linguistiche, della propria capacità di argomentare, e della propria originalità ideativa. I vincitori di questa fase, il cui saggio è stato elaborato in lingua italiana, dovranno affrontare quella regionale e nazionale, mentre per la lingua inglese si arriverà a quelle internazionali.

giovedì 20 febbraio 2020

Gaya Possumato - Tra queste note possenti


Tra queste note possenti
Risorge il mio dolore;
Nuova morte per me,
Vecchio e sgualcito cuore di giovane.
È qui che tutto finirà?
È qui che tutto comincerà?
Dicevano che avrei corso, 
Ma che ora il tempo avrebbe atteso
A fluire,
Non l’avrei sentito come sabbia
Che scorre tra le dita inesperte.
Ma eccomi qui,
Che son già grande:
L’unico istante presente,
Quello del “qui ed ora” , 
Quello non tornerà.
Hai sfiorito i nervi attorno al mio 
Piccolo muscolo cardiaco.
Non lo reggono più:
Palpiti, brividi, 
Le labbra livide di aurora novembrina.

Le tue mani calde tra i miei capelli 
Mi tengono stretta, 
Le stesse con cui mi fasciavi al petto,
Quando il mio ancora non sapeva
D’essere.
Diverge la forza: scompiglio di sensi.
Non ti amo più, 
Non c’è niente più che io possa imparare 
Da te.
Solo il ricordo di te,
Che una volta eri felice
Ed il ricordo di lei,
Che una volta - sempre - credeva. 
È qui che l’agoniato disio del paradiso
Si dissolve.
Tra le lacrime scivolano via gocce di speranza,
Ti rigano il viso.
È come ti vedrà in volto il tuo Dio, 
Se è, 
Quando vi giungerai.
Era un’oasi ciò che ora vedo
E che sempre più, 
Ai miei occhi tersi,
Appare come deserto,
Ma se li stropiccio un po’,
Sono in
fondo alla Geenna.

Li hai macchiati con la polvere fine 
Del tuo ego.
Inedia di anime: ti stringe i pugni
I tuoi occhi folli, 
(Ciechi inverosimile)
È solo te quel che vedono:
In me, in noi, tutto sa di te.
Afasia, solitudine. 
I miei ora ti cercano, ora ti evitano
Volgendosi al cielo.
Non ti vedo,
Dove sei?
Ti sei forse perso?
Ricordi ancora il profumo del caffè?
Puoi ripercorrere le briciole di felicità, 
Per tornare, finalmente, a casa?
Risate di infante, un nastro riavvolto...
Niente più. 
Amore, o Amore primordiale, dove sei?
Petti gremiti di vuoto
Infinite e lasse mani incoronano il capo:
Non perle, non gioielli,
Solo una vita da rincorrere 
Mi manchi, dove sei? 
Torna qui, voglio ancora sederti 
Sulle gambe
Voglio ancora sentirmi leggera 
Sul peso dei tuoi anni
Dove sei?
Il tuo cuore risucchiato in un avello.
Faccio per riprenderlo, 
Ma tu mi tieni, 
Domi i polsi bianchi.
Occhi sbraitanti,
Ti perdo, ti ci perdi...
Ti ricordi di me?