Se non uscirai da questa stanza
temo il peggio, me lo sento.
Come un blocco senza
note – qui senza una meta.
Scrivo solo versi,
senza spazi o dimensioni.
Solo una musica senza vocazioni
o accurate variazioni.
Adempio alla mia eterna condanna.
Ho un ergastolo di parole,
mi svuoto.
Ma ho perso solo tempo
o le righe di un foglio – succube.
Sottomesso, sì.
Ma a quale delle leggi?
Quella del presente – dici.
Lontana la gente e solo
una voglia: voglia di niente.
La mia mente. Matta e sola.
Ho solo bisogno
di allungare le mie mani.
Di afferrare
l’interrogativo del domani.
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